Serve un sondaggino per “Porta a Porta”? …chiamate Mannheimer

In troppi, in questi giorni, citano a vanvera sondaggini e sondaggetti, senza avere la più pallida idea delle cose di cui stanno parlando. In particolare, pochi giorni dopo “l’attentato” al Cipria, i suoi ventriloqui erano già tutti in pista a sventolare il solito sondaggio, che spiegava (spiegava???) come il Cavaliere fosse “cresciuto” del 7%.

Cresciuto in cosa? In altezza? in peso corporeo? per la glicemia? per il PSA? per il tasso di testosterone? Inutile aspettarsi risposte dai Vespi, dai Cicchitti o dai Gasparri. E’ cresciuto, e tanto basta. E’ la prova che il “Partito dell’Amore” (quello che cavalca un cavallo bianco) ancora una volta ha sconfitto il “Partito dell’Odio” (quello che si distingue dal precedente per il cavallo, che è nero). Erga, non si deve odiare il Cipria, altrimenti, zac! il Sondaggio cresce. E mica di poco! di ben sette punti da una settimana all’altra. Uno tsunami.

E allora, costretti a fronteggiare questo tsunami, vediamo cosa “è cresciuto”, di quanto, che significato ha, chi l’ha detto, quanto sia affidabile questo dato, eccetera. Cercherò fi non fare, per non annoiare, un trattato sulla “Metodologia della Ricerca Sociale”, ma solo di rinfrescare, a beneficio dei sistratti, alcuni concetti elementari.

PREMESSA: in Italia, per legge, un sondaggio non esiste se non è condotto secondo i parametri dettati dalla ESOMAR (che è l’associazione europea degli Istituti di Ricerca certificati), e se il sondaggio non è pubblicato sul sito [sondaggipoliticoelettorali.it] che è un sito governativo, il quale impone di accompagnare i sondaggi pubblicati in sintesi con un minimo, ma giusto un minimo, di dati metodologici. Regola rispettata fino ad un certo punto, perchè spesso (vedi il sondaggio dei “più sette punti”, di cui parleremo), non vengono pubblicati i questionari, i criteri di stratificazione del campione, e, nel caso specifico, nemmeno il numero di “risposte”, ma solo il numero di “interpellati. Ma andiamo con ordine.

I PARAMETRI DI VALUTAZIONE DEI SONDAGGI – Sono essenzialmente due: il “margine d’errore“, ed il “livello di confidenza“.

Il livello di confidenza – Normalmente, nelle indagini sociografiche, un buon livello è quello del 95%, al quale si attengono gli istituti seri. Cosa significa dire che una ricerca presenta un livello di confidenza del 95%? Semplice: significa che se ripetiamo cento volte la stessa ricerca, con la stessa metodologia, almeno 95 volte otterremo lo stesso risultato, e cioè un risultato che varia all’interno del margine d’errore programmato (la famosa “forchetta”).

Il margine d’errore -  Indica l’affidabilità della ricerca (la famigerata “forchetta”. Quando diciamo che una data ricerca è impostata con una metodologia tale per cui assicura un livello di confidenza del 95%, e un margine d’errore di +/- 3 punti, diciamo semplicemente che se ripetiamo 100 volte la ricerca, almeno 95 volte ritroviamo lo stesso valore, entro una forchetta di +/- 3 punti. Ora, il problema è che per dimezzare il margine d’errore, non è sufficiente raddoppiare il numero degli intervistati, ma lo si deve quadruplicare. Vi risparmio la formuletta, ma credetemi sulla parola: mentre il margine d’errore desiderato decresce in maniera lineare, la numerosità del campione che ne deriva cresce in maniera esponenziale. Ecco perchè migliorare, anche di poco, la qualità di un sondaggio, fa aumentare di moltissimo i costi. Due volte la qualità, quattro volte i costi.

Ma veniamo al “sondaggio” dei 7 punti in più, che tanto affascina alcuni sprovveduti, e guardiamolo sul sito governativo citato: il sondaggio è fatto dalla ISPO (Mannheimer), con metodo CATI (telefonate), su commissione del Corsera, e largamente utilizzato da Vespa, e da tutti gli uomini del Presidente. Quante sono le interviste? NON LO SAPPIAMO! Infatti, basta leggere con attenzione: Mannheimer cita solo il “numero di interpellati”: 801, ma non il numero di rifiuti all’intervista. Ancora una volta, credetemi sulla parola: i “rifiuti”, su una intervista politica telefonica, sono sempre superiori (a volte LARGAMENTE superiori) al 40%. Allora stimiamo noi ciò che Mannheimer non dice, e che Vespa non chiede: il 60% di 801 “interpellati fa 480 interviste, nella migliore delle ipotesi.  Una impresentabile miseria, che fa viaggiare questo “sondaggio” intorno ad un margine d’errore di +/-5 punti. In altri termini, la “forchetta” è di 10 punti, una enormità.

E cosa è cresciuto, secondo questo pseudo-sondaggio? la “popolarità” del premier, dopo la mattonata, rispetto al mese precedente: in novembre la “popolarità” del Cipria era del 48,6%, dopo l’attentato è passata al 54,9″. No, rettifichiamo: in novembre era compresa fra il 43,6 ed il 53,6, mentre in dicembre era compresa fra il 51,9 ed il 61,9. In teoria, col grande campione di Mannheimer, la “popolarità” (che peraltro, come vedremo, ha scarsa o nessuna attinenza con la propensione al voto) potrebbe essere, paradossalmente, addirittura diminuita: dal 53,6 (massimo teorico di novembre) al 51,9 (minimo teorico di dicembre. Non è fantastico, l’uso che si fa dei sondaggi?

E veniamo alla “popolarità”:   qual’era la popolarità di Tartaglia, prima della mattonata? ZERO, perchè nessuno lo conosceva. Qual’è oggi? non lo sappiamo. Ma anche se fosse solo del 10%. sarebbe superiore allo 0% di prima di ben 10 punti. Significa qualcosa? no. Non significa un cazzo.

Andiamo avanti: c’è un nesso, fra “popolarità” e intenzioni di voto? Nessuna, o molto, ma molto bassa. In questa ricerca di Dicembre (gentile omaggio di Mannheimer a Forza Italia) pietosamente non si fanno domande sulle intenzioni di voto, che invece c’erano in tutti i barometri precedenti. Per esempio, a novembre lo stesso Mannheimer ci dice: PdL: 38,2%. Allineato cogli altri maggiori istituti (Ipsos, Digis, Ipr Marketing). Quindi accontentiamoci di quello che passa il governo, e vediamo se lo stratosferico aumento di popolarità attribuito dal gentile Mannheimer al Cipria ed ai suoi scherani, come arma impropria di lotta mediatica, trovi un parallelo nelle intenzioni di voto. Lo vedremo nel grafico, ma scopriremo quello che già sapevamo: la mattonata fa dire a molti “…povero cavaliere, così non si fa…” ma poi tutto si ferma in uno striminzito zerovirgola di intenzioni di voto in più. A dicembre Digis dice 39,5, Ipsos dice 39,6. Questo zerovirgola si scioglierà come neve al sole, appena scomparsi i cerotti e le ecchimosi, e appena aprirà la sua bocca nuova di zecca, e ricomincerà a sparare “Amore & Cazzate. Wait nad see.

Nel frattempo, vediamo il grafico di tendenza della fiducia nel Governo Berlusconi, dalle origini ai giorni nostri, incluso il dato post-mattonata nei denti. E’ molto istruttivo:

IPR-fiducia
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…in pratica, dal settembre 2008 in poi, tranne qualche pausa di assestamento, ed un lieve rimbalzino post-terremoto (quando era all’Aquila da mane a sera a promettere new-towns col golf, case tecnologicamente avanzate, e dentiere per tutti – un evergreen…) la caduta non si è ovviamente fermata neanche dopo la madonna nei denti. Quando si passa dalle emozioni al “ragggionamendo” (come diceva De Mida), si capisce che un premier ammaccato non ha nessuna qualità in più rispetto a prima… Tafanus

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Tafanus

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Tafanus: Alfano succederà al Cavaliere. Presto

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Tafanus: La frase peggiore del 2009 – Chi l’ha sparata più grossa? Berlusconi o Ghedini? Bossi o la Santanchè?

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A Natale, una dentiera nuova per tutti

..mancano solo 5 giorni al Santo Natale. Prepariamoci per tempo alla cerimonia dei regali. Non facciamoci cogliere impreparati. Evitiamo i regali inutili. In tempi di crisi economica, cerchiamo di riscoprire un sano pragmatismo…

Pontexlui
(Foto: courtesy of Libertàvocercando)

Dentiere a 800 mila anziani[da Repubblica del 20 maggio 2002]

Dare una dentiera a 800 mila anziani, meglio se fissa con impianti, in modo da non costringerli a costose manutenzioni: il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, annuncia l’avvio dei lavori della commissione di esperti che oggi si riuniranno per la prima volta per mettere a punto il progetto voluto dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Ci sono situazioni gravissime e calcoliamo che siano 800 mila gli anziani senza denti», ha spiegato Sirchia, precisando per la prima volta il numero di anziani per i quali potrebbe riguardare il progetto, persone che non hanno la possibilità di masticare, con gravi difficoltà nell’ alimentazione, spesso con problemi di denutrizione e di digestione. Una dentiera costa dai 2 ai 5 mila euro. Gli esperti che si riuniranno al Ministero della Salute dovranno calcolare costi e tempi. Ma da un primo calcolo fatto dall’ Andi ci vorranno almeno due anni per poter dare, con il lavoro di 8 mila dentisti, le protesi a 800 mila anziani.
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don Aldo Antonelli, Alessandro Stille, e il “Partito dell’Amore”

Non riesco a stare zitto di fronte all’ennesimo stravolgimento dei fatti e al ribaltamento della realtà.Mi ero imposto un periodo di silenzio per non contribuire ad esasperare gli animi e non, come qualcuno mi ha suggerito, per darmi il tempo di riflettere…! Che vuol dire, che normalmente, quando si parla o si scrive, non si riflette?

Non è da me, modestamente. Mi riprendo la parola per denunciare la mistificazione in atto da parte dei “servi contenti”, gli adulatori di professione e i millantatori d’amore. Ora si vuol dare per scontato che è la sinistra che semina odio.Ora ci si vuol iniettare il virus dell’imbecillità trasferendo il dibattito politico sul piano del bieco moralismo duale “Amore-Odio”. Chi critica odia e chi lecca ama. Il vile servaggio viene promosso virtù.

Questo amore mieloso, caramellato e appiccicoso, che fa di tutt’erba un fascio; questo amore daltonico, che non sa distinguere il rosso sangue dell’amore dal nero fumo dell’adulazione non mi piace. Se Cristo avesse predicato questo amore sarebbe morto di vecchiaia, con tanto di onorifici riconoscimenti e di medaglie al valore.

Secondo questi politici magicamente trasformatisi in teologi, esiste solo il Gesù che piange e solidarizza. E’ loro sconosciuto il Gesù che impreca e che prende la frusta. Forse che questo Gesù non amava? O, addirittura, odiava quando chiamava “vipere” certe persone o quando ribaltava i banchi di commercio nel tempio o quando consigliava a qualche altro di mettersi un macina al collo e buttarsi al mare  e non venirne più a galla?

Su Repubblica di ieri Michele Serra nella sua “Amaca” ha fatto riferimento a due sacerdoti ben noti al pubblico: don Baget Bozzo e don Verzé. Mi si sono rivoltate le viscere nel vedere citati questi due preti a proposito del dibattito su un tema tanto profondo e delicato come quello dell’amore e/o odio. Personaggi  tanto “allegri” e “volgari”. L’uno e l’altro sembra che non sappiano vivere senza “dipendenze”: da personaggi sospetti il primo (Craxi  prima e Berlusconi poi)  e da mondi ovattati di affari e ricchezze il secondo.  Incapsulati in questi bavagli, rimane loro difficile coniugare l’amore con la lotta e con la disobbedienza, facendone invece una variante moralistica dell’ossequio e del servilismo. Soprattutto riesce loro impossibile impiantare l’amore in un discorso rigoroso di giustizia, senza la quale l’amore si fa elemosina.

Pensando a loro, mi sovvengo delle frustate che Nietzsche indirizzava ai cristiani, ai quali rimproverava: “Voi che dite d’amare v’affollate intorno al vostro prossimo e avete per esso belle parole. Ma io vi dico: il vostro amore per il prossimo non è che un cattivo amore per voi stessi. Voi dite d’amare e invece volete soltanto parlar bene di voi stessi; dite di donarvi agli altri e invece li usate come testimoni della vostra grandezza”(F. Nietzsche: Così parlò Zaratustra).

Questo è il solo amore di cui sono capaci, a destra, certi figuri; un amore sposo legittimo di quella libertà di cui si riempiono la bocca e che identificano sempre con il loro libertinaggio: libertà di evadere, libertà di “fare”, libertà di rubare e libertà di criminalizzare quanti si oppongono.

Grazie a Dio, vi sono altri, nella Chiesa, preti e non, che nell’amore sanno lottare, e lottare contro quanti schiavizzano il popolo, sventrano le democrazie, strumentalizzano i crocifissi e fanno loschi commerci con i potenti ed i gerarchi, vengano essi dagli Urali o dal Vaticano.

Posso parlare e scrivere liberamente? Ebbene, sia detto allora che amare Berlusconi significa combatterlo per aiutarlo a liberarsi delle sue maschere e delle sue fobie e dalle sue pericolose, tossiche amicizie.

Un abbraccio. Aldo

P.S. Vi allego un ottimo articolo di Alexander Stille apparso oggi su Repubblica, ove si documenta magistralmente chi è che istiga all’odio….

don Aldo Antonelli

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LA POLITICA DELL’ODIO

(Alexander Stille – La Repubblica del 18 Dic. 2009)

Dopo l’attacco contro Berlusconi si parla molto di amore e odio, del “clima di odio” che la sinistra e giornali come Repubblica avrebbero creato criticando Berlusconi e dell’amore che Berlusconi richiede al Paese e al suo popolo.

Ma il dissenso politico e il di­ritto di critica non sono questioni di amore ed odio. Il Washington Post non era animato da odio per il presi­dente Richard Nixon quando fece l’in­chiesta su Watergate. La proprietaria del giornale, Katherine Graham, ave­va tanti amici tra i repubblicani dell’amministrazione e il presidente non accusò mai il Post di odio. Come il New York Times non odiava Bill Clinton quando fece i primi pezzi sull’affare “Whitewater,” che portò alla vicenda di Monica Lewinskye che quasi gli co­stò la presidenza. Il dissenso e la criti­ca – talvolta anche aspri – sono ele­menti fondamentali di una democra­zia sana. La mancanza di critica all’amministrazione Bush – nel clima intimidatorio dopo l’undici settem­bre – ha contribuito forse in un modo decisivo alla guerra disastrosa in Iraq.

Ma porre il problema in termini di amore e odio – cioè in termini perso­nalistici – è caratteristico della politi­ca di Berlusconi. Il momento che mi colpì di più intervistando Berlusconi nel 1995 arrivò alla fine del nostro incontro quando, cercando di convin­cermi che non poteva neanche esiste­re il problema del conflitto d’interes­se, disse: «So creare, so comandare, so farmi amare». Come se farsi amare – piuttosto che gestire l’economia o riformare il sistema pensionistico – fosse il più grande requisito di un uo­mo politico.

Il dissenso in Italia parla di Berlu­sconi perché è costretto a farlo. Berlu­sconi si è sempre posto al centro delle cose e parlare del Popolo della Libertà senza parlare di Berlusconi è sempli­cemente un non-senso.

Parliamo di Berlusconi perché da quando è entrato in politica nel 1994 l’Italia è diventata ingovernabile. In­governabile perché i massicci conflit­ti d’interesse presentati da Berlusconi – un monopolista della televisione privata che ora controlla il suo com­petitore principale, la televisione di Stato, un indagato di reati gravissimi che gestisce il sistema della giustizia – sono macigni sulla strada di ogni go­verno. Così il Paese ha vissuto colpi di spugna, lodi di tutti i tipi, leggi ad per­sonam cucite su misura per evitare la galera a questo o quel collaboratore stretto del Cavaliere e possibili con­danne allo stesso Berlusconi. Nel mezzo di questa crisi, il governo pro­pone una legge per limitare la pubblicità alla te­levisione via sa­tellite di Rupert Murdoch, il primo vero concor­rente privato di Berlusconi. E su­bito siamo co­stretti a chiederci: è stata fatta per il bene del telespet­tatore o per il be­ne di Mediaset, l’azienda del pre­mier? E così è per tutto, o quasi: lo scudo fiscale, i condoni per l’e­vasione fiscale, la detrazione di tas­se per le aziende, l’eliminazione delle tasse di suc­cessione. Le ulti­me proposte di legge del centro-destra – sempre retroattive – dimo­strano che Berlusconi è pronto a smantellare tutto il sistema giudizia­rio italiano pur di salvare sé stesso. Ab­biamo il. governo di un uomo solo che si occupa esclusivamente della sua persona e delle sue aziende.

Siamo costretti a parlare di Berlu­sconi perché Berlusconi ha persona­lizzato la politica come mai era acca­duto nel dopoguerra. I vecchi partiti come la Dc e il Pci, per esempio, rap­presentavano delle idee e delle aree sociali del Paese, ma i loro leader era­no decisamente meno importanti dei blocchi che rappresentavano: i catto­lici da una parte, la classe operaia dall’altra. Berlusconi ha personalizzato la politica, presentandosi continua­mente come l’unico capace di “salva­re” il Paese dal pericolo del comuni­smo. «Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male», ha detto nel 2005: «Se la sinistra andasse al governo l’esi­to sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo».

Berlusconi ha creato attorno a sé il culto della personalità, nel decimo anniversario della creazione di Forza Italia ha perfino detto che la sua “discesa in campo” era stata un atto suggerito dallo Spirito Santo. Il volto di Berlusconi è su ogni manifesto politico. Ha cambiato la legge elettorale in modo che deputati e senatori servano al piacere personale del premier. Il Parlamento è pieno di veline e amiche e amici, molti impiegati o avvocati di Berlu­sconi. Non con­tento, Berlusconi propone di far vo­tare solo i capi­gruppo, riducendo il ruolo dei parlamentari a quel­lo di puro orna­mento.

Berlusconi ha cambiato il lessi­co della politica italiana, introdu­cendo il linguag­gio privato, quel­lo del bar e della rissa in casa nella sfera pubblica. Ha dato dei «co­glioni» agli eletto­ri del centrosinistra, ha chiamato «stronzate» le paro­le del suo avversario politico, Romano Prodi, «criminoso» il giornalismo di Enzo Biagi, Marco Travaglio e Miche­le Santoro. I magistrati sono «matti» e «mentalmente disturbati». L’ex presi­dente della Repubblica Scalfaro è un «serpente» e un «traditore». Pensiamo allo spettacolo indecente in cui du­rante l’ultima legislatura, i senatori del Pdl, aizzati dall’attuale presidente del Senato Renato Schifani, hanno co­perto di insulti e ingiurie il premio No­bel Rita Levi Montalcini per spingerla a dimettersi da senatore a vita e far ca­dere la maggioranza di governo. Sfido gli esponenti del centrodestra a trova­re un singolo episodio in cui i princi­pali leader del centrosinistra (Prodi, D’Alema,Veltroni) si siano lasciati an­dare a un linguaggio simile.

E’ stato Berlusconi ad invitare gli ita­liani dentro la sua vita privata: con i mille commenti sulla vita da “play­boy” e le sue prestazioni sessuali («Se dormo per tre ore posso fare l’amore per altre tre»), sul suo matrimonio («Rasmussen è il primo ministro più bello dell’Europa. Penso di presentar­lo a mia moglie»). E ci ha portati den­tro il suo divorzio con le sue appari­zioni a fianco di Noemi Letizia e le comparsate a “Porta a Porta”. Se si fa­cesse il conto di chi negli ultimi quin­dici anni ha parlato di più sulle televi­sioni italiane scopriremo, credo, che gli italiani hanno dovuto ascoltare e vedere Berlusconi almeno dieci volte di più di qualsiasi altro politico. La ve­rità è che Berlusconi ha trasformato un intero Paese in un grande reality: “Casa Berlusconi”. Chi non lo gradi­sce ha il diritto di protestare. Non è la politica dell’odio. È, semplicemente, la democrazia.

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La Rassegna Stanca e “Rassegna Stanca”

Da Febbraio 2007 pubblico, su piattaforma blogspot, un blog dal titolo “La Rassegna Stanca”, all’indirizzo http://banane-e-mazzette.blogspot.com

Di recente mi è stato segnalato che su piattaforma wordpress è stato creato, da pochi messi, un blog dal titolo “Rassegna Stanca”, all’indirizzo http://lerane.wordpress.com

Ho chiesto al gentile gestore di questo blog se intende continuare ad usare un nome che ingenera confusione, e la risposta è stata “si”.

Voglio pertanto mettere in guardia i lettori affinchè non confondano il prodoyyo originale con quella che sembra una patetica imitazione. Grazie

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